San Martino e l’Immacolata – Cusano

Fino al 1940 la chiesa di San Martino in Cusano era situata nell’attuale piazza Cavour: l’edificio, anteriore a San Carlo e ampliato negli anni 1846-47, nei primi decenni del Secolo XX divenne insufficiente per accogliere la popolazione, aumentata notevolmente. Il primo che si pose il problema fu il parroco don Antonio Seveso (1906-1936); fu anche il primo a raccogliere fondi nei modi più svariati, ma non riuscì a vedere coronato il suo sogno. Il successore don Carlo Ghianda, entrato ufficialmente il 10 gennaio 1937, riprese immediatamente il progetto e, con il concorso di tutta la popolazione, lo portò a termine in breve tempo. La nuova chiesa sarebbe sorta a circa 100 metri da quella vecchia, in una parte del giardino del Palazzo Omodei-Carones. Il 3 maggio 1939 il Card. Ildefonso Schuster pose la prima pietra e un anno esatto dopo tornò per la consacrazione: 4 maggio 1940. L’architetto progettista fu Ferruccio Liva, coadiuvato dal fratello, l’ingegner Umberto.

L’edificio, come ancor oggi è facile notare, si presentava assai spazioso, a tre navate, grande quella centrale, più piccole le due laterali. Lo sforzo economico era stato notevole, ma notevole anche la soddisfazione, pur se alcune parti erano provvisorie (per esempio il pavimento, portato a termine dal successore don Guido Cavagna, negli anni ’70). Il campanile fu costruito e dotato di campane nel 1958. La dedicazione fu ampliata e divenne San Martino e l’Immacolata.

Siamo nel 2010 e pertanto la chiesa compie 70 anni il 4 maggio, un’età che, se oggi può essere considerata meno avanzata del passato per le persone, tanto più possiamo affermarlo per un edificio, in particolare una chiesa. Dunque la chiesa di Cusano è giovane: non ci sono in essa opere di particolare valore artistico (lo saranno nel futuro). Possiamo ricordare però il coro ligneo della vecchia chiesa parrocchiale, della seconda metà dell’Ottocento, e il paliotto d’altare, in scagliola, sempre della chiesa precedente, oggi nella seconda cappella di sinistra, sormontato dalla nicchia con il Sacro Cuore, coevo della chiesa attuale. Nella nicchia della terza cappella troneggia la statua della Madonna del Reduce, che con il Crocifisso alla sommità dell’abside è opera di uno scultore della Valgardena. Nella prima cappella troviamo il quadro della Sacra Famiglia e, appoggiata sull’altare, l’urna con il corpo di San Adriano martire, proveniente dal Palazzo Omodei, precisamente dall’Oratorio di Sant’Antonio di Padova in esso presente.

Il grande Ciborio è coevo della chiesa e ospita il Tabernacolo, opera della Scuola del Beato Angelico, postovi negli anni Settanta del secolo scorso durante la ristrutturazione liturgica del presbiterio, secondo le norme del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Ricordiamo infine il portale d’ingresso, opera dello scultore don Annibale Orsenigo (Secolo XX), e la lunetta con il bassorilievo di San Martino e il povero (prima sopra l’ingresso della vecchia chiesa), sul sagrato in alto a destra.

La piazza, dedicata a Giovanni Paolo II, è stata sistemata nei primi anni del nostro Secolo.