Santuario Madonna della Cintura

Nel territorio della Parrocchia di San Martino in Cusano esiste un Santuario mariano, che testimonia negli ultimi quattro secoli la grande devozione dei Cusanesi verso la Madonna.

All’origine non c’è dunque un miracolo o un evento straordinario, ma l’amore dei figli alla Madre; troviamo in un documento del 1640 la domanda al Vicario Generale della Diocesi per l’erezione del Santuario:“Nella terra di Cusano, pieve di Desio, si trova un Oratorio dedicato alla Madonna, al quale vi è indulgenza plenaria nel giorno di maggio, quale sta rovinoso et vicino la strada. Hora la comunità per la devotione che porta alla Vergine Santissima vorrebbe fabbricare una nuova chiesa…”.La richiesta viene esaudita, così si può costruire il nuovo edificio con l’impegno di pagare un canone annuo al parroco per l’occupazione del terreno di sua pertinenza.

L’argomento della devozione risulta decisivo per la concessione del permesso, anche come continuazione di una realtà esistente da tempo.

C’era infatti un Oratorio dedicato alla Beata Vergine del Pilastrello (forse luogo di sosta per viandanti presso una pietra miliare), di cui ci parlano i documenti relativi alle Visite Pastorali, compresa quella del 1579 di San Carlo Borromeo, che ordina di abbattere l’Oratorio ormai fatiscente e destinare le pietre per la riparazione della chiesa parrocchiale, sempre minacciata dal Seveso. Gli ordini vengono parzialmente eseguiti, così che l’Oratorio continua a esistere, frequentato dai fedeli, al punto da rendersi necessaria una nuova costruzione.

È ciò che avvenne negli anni 1640-42, la parte centrale dell’edificio ancor oggi esistente.

La dedica rimane la stessa, cioè Beata Vergine del Pilastrello, tuttavia se ne aggiunge un’altra, non ufficialmente registrata, con la posa nella nicchia sopra l’altare maggiore della Statua della Madonna della Cintura, esempio di fine arte barocca, che ancora oggi possiamo ammirare. Una testimonianza certa che essa fu portata a Cusano intorno al 1657 (anno di passaggio in feudo del Marchese Omodeo di Roderico e Almonacir) è l’esistenza, a partire dal 1658, della confraternita dei Cinturati, la quale non avrebbe avuto modo di esistere se non vi fosse stata la Madonna della Cintura. Con ogni probabilità, insieme alla statua, arrivarono anche il grande Crocifisso, San Francesco che riceve le stimmate e Sant’Antonio da Padova.

Da ora in avanti la cura dei parroci (con l’aiuto dei fedeli) per il Santuario non avrà sosta e lo dimostrano le iniziative attuate nel corso degli anni.

Nel 1725 il parroco don Gerolamo Croce ottenne dall’Arcivescovo Benedetto Odescalchi il permesso di portare in processione il simulacro della Madonna e da allora, ogni 25 anni, in coincidenza con l’Anno Santo (con alcune aggiunte) la tradizione è stata rispettata: essa viene portata solennemente nella chiesa parrocchiale nel mese di maggio e vi resta un’intera settimana.

L’occasione risulta sempre utile per modifiche e migliorie, come avvenne nel 1900 con la posa di statue di arenaria sulla facciata e sulla sommità della stessa.

Nel 1925-26 il parroco don Antonio Seveso volle costruire un campanile con tre campane (a sinistra del presbiterio), che poi fu tolto nel 1958, quando, in occasione del primo centenario delle Apparizioni di Lourdes, il parroco don Carlo Ghianda decise di ampliare il Santuario con due navate laterali, così come noi ora lo vediamo.

Don Carlo Ghianda ben si inserì nella devozione mariana dei Cusanesi, favorendola con il decidere l’apertura quotidiana del Santuario: egli infatti fece il suo ingresso come parroco la domenica 10 gennaio 1937 e volle che dal giorno successivo la “chiesa della Madonna” (come veniva chiamata dalla gente) restasse aperta tutto il giorno, con una custode volontaria. Durante le feste giubilari dell’Anno Santo 1950 venne a Cusano il Beato Card. Schuster, e compose anche una preghiera apposita.

Negli ultimi anni l’edificio ha ricevuto cure all’interno e all’esterno, rimanendo sempre luogo privilegiato di preghiera. In un documento del Seicento, esso è chiamato Oratorio “campestre”, perché era fuori dal centro del paese. Oggi invece è in mezzo al traffico. Tuttavia mantiene la sua caratteristica di oasi di pace e porto sicuro per chi, nelle tempeste della vita quotidiana, non vuole smarrire la via che, attraverso la Vergine Maria, conduce al Figlio suo Gesù Cristo.